«Pater Angelus Paoli, Pater pauperum». É questa l’iscrizione posta sulla sua tomba ed è questa la carta d’identità del nostro Beato, «Padre dei poveri». Sia la lettura della biografia sia l’omelia di Sua Eminenza il Cardinale Vicario hanno delineato efficacemente il significato di questo appellativo di nobiltà cristiana, dato al Beato Angiolo Paoli, chiamato anche «Padre Carità».
Cari fedeli, io vorrei sottolineare l’attualità del Beato Angiolo, come figura che, nonostante tre secoli di distanza, conserva una straordinaria modernità. Si possono ridurre a quattro i messaggi che oggi il nostro Beato consegna ai sacerdoti, ai consacrati e consacrate, a tutti i battezzati.
1. Anzitutto la sua esistenza virtuosa ci richiama l’impegno della nostra santificazione. Questo resta il compito di ogni battezzato in qualsiasi tempo egli viva e in qualsiasi situazione egli si trovi: «Conformemente ai propri doni e alle proprie funzioni – dice il Concilio Vaticano II – , ognuno deve avanzare senza esitazioni sulla via della fede viva, che tiene desta la speranza e opera mediante la carità».[1] La santità è la vocazione di tutti i cristiani, chiamati a santificarsi, vivendo le virtù della fede, della speranza e della carità.
2. Inoltre, l’attualità del Beato Angiolo è data dalla sua predilezione verso i poveri e gli infermi. I poveri ci sono e ci saranno sempre in ogni società. Essi non cessaranno mai di bussare alla porta della Santa Madre Chiesa e al cuore misericordioso dei cristiani. Dio Trinità ispira in ogni tempo i suoi figli più generosi a soccorrere questi sventurati, che sono il volto di Cristo sofferente nella storia. L’attenzione fattiva ai poveri e ai malati è un richiamo di grande attualità per tutti noi. È sulle opere di misericordia corporale e spirituale nei confronti dei bisognosi che verterà il giudizio finale di nostro Signore Gesù Cristo: «Tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me» (Mt 25,40).
3. In terzo luogo, i Santi sono portatori di valori eterni, come la fede, la speranza, la carità. Pur immersi nel loro tempo, essi vivono con radicalità le virtù evangeliche, diventando modelli che superano la barriera del loro tempo. San Paolo, San Francesco d’Assisi, il Santo Curato d’Ars, San Giovanni Bosco, nonostante la lontananza temporale, si sporgono al di là della loro epoca, diventando nostri contemporanei, per la qualità eroica della loro esistenza cristiana. Il Giudizio Universale di Michelangelo era bello ai suoi tempi ed è bello ancora oggi. La santità - come la bellezza, la bontà e la verità - è una realtà che trascende il tempo, pur incarnandosi in persone che vivono nella loro epoca. Non è l’epoca che determina l’esemplarità del nostro Beato Angiolo, ma la qualità della sua esistenza cristiana e della sua carità. E sappiamo che la carità non avrà mai fine. I santi non sono come le foglie secche di un albero autunnale, che cadono con il morire della stagione. I santi sono raggi eterni del sole divino, Cristo Signore, che illuminano per sempre i giorni e le opere della Chiesa.
4. In quarto luogo, la carità immensa del nostro Beato aveva la sua fonte zampillante nella preghiera e nel sacrificio eucaristico. Padre Carità era un innamorato dell’Eucaristia. Restava in adorazione notti intere, senza riposare. È dal pane degli Angeli che egli attingeva l’audacia di sfamare centinaia di poveri ogni giorno, confidando nella Provvidenza divina che, come si dà cura degli uccelli dell’aria, così provvede ai suoi figli. In lui, l’Eucaristia metteva armonia tra la preghiera e l’azione. L’Eucaristia era il ponte della carità tra i ricchi e i poveri. I poveri chiedevano e i ricchi provvedevano. Ed entrambi ringraziavano Dio per i doni ricevuti. Ancora dal sacrificio eucaristico, Padre Carità attingeva il suo caratteristico atteggiamento di accoglienza rispettosa e nobile sia dei ricchi sia dei poveri, senza distinzioni di classi, perchè la carità non discrimina nessuno.
Il nostro Beato ripeteva spesso: «Dove sono i poveri, ivi è Dio. Chi cerca Dio, deve andarlo a trovare tra i poveri. Nell’infermità e povertà si ritrova Dio».[2]
Sono parole di eterna verità.
[1] Concilio Ecumenico Vaticano II, Cost. dogm. Lumen gentium, n. 41.
[2]Processo informativo di Roma, p. 643, 2883, 3187.